Una biografia orribile (e un po’ lunga)

Sono nato alle 11.05 del mattino dell’11 ottobre del 1988.
Era un martedì e la sciura Lena, che sarebbe la mia mamma, stava andando al mercato.
Sono nato a Trani, dal 1999 vivo felicemente a Parabiago e mi sento lombardo a tutti gli effetti.
Sull’estratto di nascita dell’ospedale c’è scritto che mi chiamo Davide, ma fortunatamente, per il resto del mondo e sopratutto per l’anagrafe del comune, mi chiamo Marco, come Van Basten.

Dal 2005, dopo il primo viaggio a Edimburgo, girovago per la rete e sui social network usando il nickname @italoscot.

Per sette anni ho lavorato come responsabile per una nota catena di ristorazione veloce che ha per logo una grossa emme dorata. Poi, come da copione, è subentrata la crisi del settimo anno e ho cambiato totalmente mondo. Di notte studio, da molto tempo e con molto poco profitto, Scienze umanistiche per la comunicazione alla Statale di Milano. Una cosa utilissima, lo so.
Dovrei riuscire a laurearmi, prima o poi.
A breve, comunque, la Statale dovrebbe intitolarmi, visto il rapporto tra le tasse universitarie versate e gli esami sostenuti, che propende drasticamente a favore delle prime, almeno un ripiano di un qualsiasi scaffale di una qualsiasi biblioteca dell’ateneo.
A margine di tutto ciò, uno dei miei più grandi rimpianti – forse il più grande – è quello di non aver terminato il Liceo Classico, avendo frequentato solo la IV e la V Ginnasio in quel del Galilei di Legnano.

Mi piace scrivere e fin da quando ero bimbo – e scrivevo finali alternativi per gli episodi del “Tenente Colombo” – ho maturato la ferma, ma al momento erronea, convinzione che prima o poi diventerò ricco e famoso scrivendo un romanzo che avrà un titolo criptico che ho già in testa.

Non sono tanto alto, porto le lenti a contatto o in alternativa degli occhiali tondi e marroni e il più delle volte ho i capelli scompigliati.
Ho gli occhi anonimi, le orecchie grandi, un dente scheggiato, l’ombelico tagliuzzato, diverse cicatrici, undici tatuaggi e un piercing a un capezzolo.
Tra le cose che non ho – insieme a qualche centimetro qua e là, alla barba e ai soldi – un posto di riguardo lo ha sicuramente la colecisti.

Sono orfano sia di mamma che di papà, ma in compenso ho tre sorelle, due fratelli, una nipote diciannovenne, un nipote decenne che è anche il mio figlioccio, una nipote treenne che mi detesta e due labrador adottivi. Per quasi due mesi sono stato il papà premuroso di un tulipano di nome Luna.
In famiglia gira voce che io sia un incidente di percorso, ché la sciura Lena pensava di essere già in menopausa.

Amo Emma Watson, anche se la cosa, al momento, sembrerebbe non essere reciproca.
Amo anche Edimburgo, Londra, Dublino e tutto ciò che è british, soprattutto le commedie romantiche con Hugh Grant, la nebbia e la pioggia.
Sono altresì innamorato delle ragazze portatrici di capelli rossi naturali, solo che in questo determinato periodo storico è meglio non scriverlo troppo in giro, ché potrei dover dare delle spiegazioni che non ho tanta voglia di dare.
Tra le cose che amo, al momento, va inserita anche una ragazza un po’ bassa, un po’ bionda, un po’ riccioletta, con degli occhi che cangiano dal blu scurissimo all’azzurrissimo e che fa un buon odore.
Non ho ancora ben capito se anche lei mi ama vuole bene o se me la sta solo facendo pagare.

Venero Bruce Springsteen ed è indubbio che “Born To Run” sia la canzone più bella di sempre.
E non è che lo dico perché ne ho il ritornello tatuato sulla schiena, assolutamente no.
Venero anche Guido Catalano, il mio film preferito è “Notting Hill” e l’unica serie tv che ho visto dalla prima all’ultima puntata è “The Big Bang Theory”.
A 17 anni ho provato a suonare il basso ma è finita che l’ho preso a colpi d’ascia.

Sono un compratore compulsivo di Moleskine che poi non uso. Colleziono mug e pastelli a cui faccio delle punte fighissime, che poi, come per le Moleskine, non uso.
Possiedo cinque paia di Ray-Ban, modello rigorosamente Wayfarer, e circa trenta magliette dell’Hard Rock Cafe. Cose, queste, che a differenza delle Moleskine e delle mug e dei pastelli, uso con una certa e molto rassicurante frequenza.
Tra le innumerevoli manie che ho, quella per i numeri dispari è una di quelle più longeve e a cui sono più affezionato.

Passo un sacco di tempo a scrivere, leggere, viaggiare, bestemmiare, farmi tatuare e guardare la Stazione Spaziale Internazionale che passa su nel cielo.
Se fosse possibile mi nutrirei solo di cibo giapponese e di spaghetti aglio, olio e peperoncino.
Bevo un sacco di Coca Cola, caffè, birra, Aperol, sambuca e tè al limone rigorosamente Twinings.

Amo la corsa, ma non sono tanto sicuro che la corsa ami me.
Ho corso un bel po’ di tapasciate, qualche gara seria e una mezza maratona (in 1h32’56”).
A ora il mio fiore all’occhiello podistico è la Parabiago Run 2016, dove ho corso 10km in 39’46”.
Gli attuali obiettivi podistici sono: correre ancora i 10km sotto i 40′, una mezza maratona sotto i 90′ e soprattutto correre una maratona entro la fine del 2016, finirla e magari finirla sotto le 3h25′.

Ho un bruttissimo carattere, sono egocentrico, arrogante e terribilmente geloso.
Cè da dire, a mia parziale discolpa, che non porto quasi mai rancore.
Ah sì, sono dannatamente inconcludente.
Sono una persona orribile e non ho ancora capito che amare è una cosa che fa un sacco male.

Fino a poco tempo fa questa biografia era scritta in terza persona ma poi mi sono detto che no.