marco liuzzi è un ventunenne tranese che da un decennio vive felicemente nella ridente parabiago.
dal 2005 girovaga per la rete con lo pseudonimo di italo scot.

non è tanto alto, ha i capelli lunghi, un paio di grossi occhiali da nerd, un dente scheggiato, l'ombelico tagliuzzato,
un'unghia incarnita e sei tatuaggi.
non ha mai confessato a nessuno che vorrebbe essere la versione maschile di carrie bradshaw.

frequenta(va?) il corso di laurea in comunicazione e società della facoltà di scienze politiche della statale di milano ed è manager (quelli con la camicia bianca, per interderci) in una nota catena di fast-food che ha per logo una grossa emme dorata.

per tre mesi (dal primo dicembre 2009 al 28 febbraio 2010) si è occupato, da stagista, di editing, copywriting, web 2.0 e social media presso ambito5, un'agenzia milanese di comunicazione integrata.
qui ha avuto come mentore uno strano ominide da cui ha imparato molto e che ha innalzato a suo esempio lavorativo (e non solo). all'ominide vuole anche un po' di bene,
ma non diteglielo.
tra le altre cose, anche se non è ufficialmente scritto da nessuna parte, molte delle idee alla base del nuovo sito internet dell'agenzia sono sue.

dieci anni fa ha perso il papà, ma in compenso ha una mamma, tre sorelle, due fratelli, una nipote preadolescente, un nipote - un quasi cinquenne ultrà - che è anche il suo figlioccio e due cani adottivi.
aveva anche un bonsai,
però è morto di anoressia.

è felicemente fidanzato con una meravigliosa bionda che ama e che
- molto fortunatamente per lui - lo ama. la bionda ha, inoltre, uno splendido sorriso, degl'altrettanti splendidi occhi verd'azzurri e un'altrettanta amorevole e infinita capacità di sopportarlo.

oltre ad amare la bionda di cui sopra, ama l'inter,
edimburgo e tutto ciò che è british,
le moleskine, il suo macbook bianco, scattare fotografie, mangiare giapponese e bere coca cola.

legge quasi esclusivamente libri gialli con una particolare predilezione per i romanzi di ian rankin e quelli di elizabeth george (ultimamente si è però divorato la trilogia millennium innamorandosi di mikael blomkvist). non perde mai una puntata dell'ispettore barnaby ed è assolutamente certo che born to run sia la canzone più bella di tutti i tempi (anche se non disdegna quei toscanacci dei baustelle).

fin dalla più tenera età nutre una morbosa passione per la scrittura e, in merito a questa, ha maturato la ferma convinzione che prima o poi diventerà tanto ricco quanto (soprattutto) famoso scrivendo un libro da un titolo criptico che ha già in testa
(il titolo, non il libro).
fino a poco tempo fa, nella placida attesa della fama letteraria,
scriveva un sacco di inutili cazzate su charlie baudelaire, un blog pseudo-bohémien nato dopo la chiusura del suo primo, amato e coccolato blog,
italo scot.
charlie baudelaire ha anche una moleskine, la charlieskine.
al momento, causa pigrizia, tutto tace.

correte anche il rischio di incontrarlo su facebook (spesso),
friendfeed (di rado) e flickr (per nostalgia).

per insulti e donazioni scrivete qui.


il background è opera di manasto jones per il suo field notes
stile e css assomigliano volutamente a quelli di quel figo di
alessandro bonino